Ormai l’Egitto è sinonimo di sole, mare e divertimento, ma un tempo nell’immaginario collettivo, l’Egitto, il cui territorio era compreso tra il confine col Sudan e lo sbocco nel Mediterraneo, rappresentava la terra biblica dei faraoni e delle piramidi e nella mappa storica dell’Antico Testamento fu la temporanea prigione degli ebrei di Mosè. Una lontanissima civiltà sviluppatasi nella sottile linea di terra fertile distesa lungo le sponde del Nilo che si identificava con questa comunità antica e misteriosa, riconosciuta come stato sin dal 3300 a.C.. Uno dei profili della cultura egiziana, che esercita ancora tutto il suo fascino e suscita l’attenzione degli appassionati di egittologia, è costituito dalla scrittura geroglifica, lemma derivante etimologicamente dal connubio tra “ἱερός” (hieros), vale a dire “sacro” e γλύφειν (glyphein) nel senso di “incidere”, pertanto, si tratta di segni pittorici che combinano elementi ideografici, sillabici e alfabetici.
In realtà, non è chiaro se la scrittura geroglifica sia frutto di comparsa spontanea o di importazione, ma la sua caratteristica costante è la combinazione del pittogramma, dell’ideogramma e del fonogramma.
Il primo è la rappresentazione diretta, ossia la raffigurazione, a titolo esemplificativo di un uomo, di una casa, di un vegetale, di un animale che equivale a pronunciarne il nome. Il secondo è un simbolo o un carattere grafico costituente un significante e corrispondente ad una parola o a un concetto fondante il suo significato, attraverso la c.d. “metonimia”, un processo utilizzato al fine di rappresentare la causa per l’effetto, ad es. il vento per il tramite di una vela rigonfia. Il terzo consiste in un segno grafico composto da una figura che non indica l’oggetto rappresentato, ma il suono del suo nome.
Nel corso delle epoche, l’utilizzo di tale simbologia è stato riservato, principalmente, alle iscrizioni lapidarie e murali, incise a bassorilievo o dipinte. Il principio di base di questa particolare forma di scrittura non si è evoluto in modo significativo, tanto che le uniche varianti riguardano la grafia. Oltre alle iscrizioni ed incisioni menzionate, i fogli di papiro (composto da bande sottili sovrapposte e incrociate estratte dalla sezione interna del fusto, reciso longitudinalmente) ci regalano dei reperti importantissimi: il papiro veniva inumidito, pressato, asciugato e, infine, battuto o levigato con avorio, per poi essere arrotolato. Con la grafia ieratica che riproduceva i geroglifici abbreviati, si trasformò in un tipo di scrittura stenografica che, dall’era della cultura faraonica, è progredita verso una semplificazione sempre crescente, fino a quando, attraverso l’influsso degli scambi con il Mediterraneo e le dominazioni prima greca ed in seguito romana, si avvicinò sempre più ad un sistema alfabetico come l’alfabeto copto.