Il Monte Sinai ed il “Codex Sinaiticus”

codex_sinaiticus_42v_abschn.jpgLa Bibbia più antica del mondo, il “Codex Sinaiticus”, che ormai vanta più di 1600 anni, sarà presto consultabile online. Il progetto prevede di riunire le pagine dell‘antica pergamena, che si trovano a Lipsia, Londra e San Pietroburgo. Il progetto non è molto semplice, tanto più che i monaci egiziani vorrebbero far rientrare il famoso manoscritto in Egitto.

Tra le tempeste del deserto e la penuria d‘acqua, lo studioso di Costantino, von Tischendorf, viaggiò sul dorso di un cammello, per 13 giorni, dal Cairo attraverso il deserto del Sinai.

Il 24 maggio del 1844, la carovana arrivò finalmente alle pendici del Monte Sinai, davanti alle pareti di granito dove (secondo Esodo, cap. 3) l’Angelo di Dio era apparso al profeta Mosè, “in una Fiamma di fuoco, di mezzo a un roveto”. Oggi, in quel punto si scorge, all’ombra dei cipressi e degli olivi, il Monastero di Santa Caterina, eretto nel 550 dopo Cristo.

Quando von Tischendorf giunse davanti al monastero, dalla porta posta a 9 metri dal suolo, un uomo vestito di una tonaca greco-ortodossa tirò una corda all’ospite e lo fece entrare nel monastero.

L’avventuriero tedesco raccontò che, passato poco tempo, si ritrovò in mano una gemma d’immenso valore: da un cestino pieno di vecchie pergamene rovinate, destinate ad accendere il fuoco, trasse un fascio di fogli sfusi. L’emozione fu grandissima. Tre viaggi in oriente permisero al professore sassone di riportare in Europa 400 fogli, che si scopriranno contenere il Nuovo Testamento completo più antico del mondo. La scienza parla chiaramente del “Numero uno”.

Più di 350 vitelli furono sacrificati per realizzare il libro in pelle di animale. Il testo fu scritto in inchiostro marrone e nero. Solo i titoli dei salmi e dei canti furono scritti in inchiostro rosso della “più grande eleganza”, come aveva già notato lo scopritore.

Una storia affascinante circonda il “Codex Sinaiticus”. Von Tischendorf parlò davanti al Papa. Lo Zar di Russia lo riempì d’oro e finanziò la sua ultima missione. Non ricevette solo elogi: ci fu anche chi lo accusò di essere stato un ladro.

Questo scritto della Cristianità è oggi sparso in tutto il mondo. 43 fogli si trovano ancora a Lipsia. 347 giunsero dapprima in Russia, Stalin li vendette ed per la somma di 100.000 pound a Londra. Da quel tempo, cinque pagine sono rimaste nella biblioteca nazionale di San Pietroburgo; altre 12 nel monastero di Santa Caterina. Nessuno, finora, ha mai visto quest’opera, risalente al quarto secolo, completa.

Ora un grande progetto, che ha raccolto paleografi e studiosi della religione, sta per riunire tutte le parti in modo da rendere lo scritto completo. L’obiettivo è di rendere l’opera consultabile virtualmente su internet. A questo scopo ogni foglio viene trascritto, scansionato e analizzato. Per la realizzazione del progetto la DFG (Fondazione Tedesca per la Ricerca) ha stanziato 200.000 euro.

A Lipsia, Londra, negli USA ed in Russia, gli studiosi stanno lavorando alla ricerca sulle pagine, su eventuali scritte nascoste, sul suo aspetto originale. Anche i Pope del Sinai stanno partecipando a questi lavori. Nel 1975 durante dei lavori all’interno del monastero, è venuta alla luce una stanza in cui sono state trovate altre parti del “Codex Sinaiticus”. Per molti anni questo materiale è stato tenuto lontano dalle mani dei ricercatori.

Con il lavoro di ricomposizione, si apre finalmente uno spiraglio di luce su questo manoscritto, uno dei primi libri del mondo. Le pagine hanno la dimensione di 38 per 34,5 centimetri e sono di una delicatezza trasparente, come spiega il direttore della biblioteca universitaria di Lipsia.

Questo tomo ha avuto origine tra il 330 e il 350 dopo Cristo. Non è noto con certezza chi abbia dato l’incarico per quest’opera in pelle di vitello, per cui dovettero morire dissanguati interi greggi. Molti studiosi pensano che l’incarico sia stato dato dall’imperatore Costantino, personalmente. Questo sovrano è considerato come un pioniere del cristianesimo. E‘ noto che Costantino sosteneva i primi Cristiani. Fece, infatti, preparare 50 sontuose Bibbie, in modo da divulgare la religione dell’amore del prossimo, ancora poco nota, nell’impero romano. Il Codex Sinaiticus potrebbe risalire a quel periodo. Che si tratti di un esemplare molto antico è dimostrato dalla sezione dedicata al Nuovo Testamento. Oltre ai soliti scritti, nei contiene altri due, più tardi estrinsecati dai padri della Chiesa. La “Lettera di Barnaba” è stata scritta da un allievo degli apostoli. Il “Pastore di Hermas” è una spaventosa apocalisse risalente agli inizi del secondo secolo.

Tutte queste scritti sacri sono ora stati studiati attraverso rivelatori chimici.codex_web.jpg

Al più tardi nel 2010 gli studiosi pubblicheranno i loro risultati su un portale internet. Fino ad allora milioni di lettere devono essere tradotte e digitalizzate. Ogni minimo particolare deve essere preparato per il Computer.

Questo lavoro, in parte, è già stato fatto. Nella pagina dedicata dalla Biblioteca dell’Università di Lipsia potete trovare i riferimenti al progetto nonché ad una parte del manoscritto già resa pubblica.